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Cosa è cambiato nel marketing? Com'è cambiato il marketing?

Ce lo stiamo chiedendo un po' tutti, soprattutto perché la macchina commerciale che ha caratterizzato il forte progresso economico nel dopo guerra è improvvisamente implosa e ci sta condannando a momenti davvero critici.

Il marketing è per forza di cose cambiato nell'ultimo decennio, il cambio della moneta ha senza dubbio destabilizzato ogni riferimento e gli ancoraggi al prezzo del quotidiano sembrano improvvisamente essere lievitati senza che ci sia una spiegazione razionale.

Avete mai provato a fare un confronto diretto lira-euro mentre fate un acquisto?

Il risultato è sconcertante, avreste mai speso 250 mila lire per un paio di scarpe? eppure state spendendo 125 euro (oramai prezzo "normale"), e una rata del mutuo di 750 euro? (circa un milione e mezzo del vecchio conio?).

Ecco alcuni spunti per capire com' è cambiato il marketing negli ultimi 10 anni (e non serve farlo su prezzi importanti, ancor peggio è la presa di coscienza nelle piccole cose, da un gelato ad una penna, da un biglietto del parcheggio al costo del pane).

Se si facesse più spesso questo confronto mentale, il 90% dei nostri acquisti starebbe in negozio.

Un pieno in una Ford Fiesta attuale (modello 1.4 td) è di circa 65 euro, un pieno in una alfa 164 (2000 benzina) era di 130 mila lire circa (un decennio fa circa).

  • Ma fino a che punto siamo responsabili di questo cambiamento?
  • Come possiamo intervenire per cambiare la tendenza?

Siamo solo abituati a correre, abbiamo una casa e tra le tasse ed il mantenerla dobbiamo pensare di avere 3 lavori, perdendo così ogni riferimento alla "vita reale", abbiamo figli che chiedono e pretendono cellulari, scarpe, vestiti, ma pensiamo per un attimo a come siamo cresciuti e, notiamo senza dubbio, che ci sono delle differenze abissali.

Ora ponderiamo e prendiamo un po' con le pinze il confronto, non era tutto meglio, ma il troppo avere storpia un senso di esistenza che sempre più è rivolto al materiale ed ad un irrefrenabile desiderio di possesso, vanificato dallo step finale dell'avere stesso, che rende il tutto insipido.

Il mercato regola il mercato, la domanda regola l'offerta e se non c'è un freno a certe esasperazioni è ovvio che si cerca di seguire le tendenza incuranti spesso delle conseguenze. In questo siamo colpevoli, perché abbiamo accettato questo mutamento senza mettere freno, per fingere di dare il meglio alle generazioni future.

Cerchiamo quindi di rivedere la domanda con questo presupposto:

cos'è cambiato nel marketing?

Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno.
Hermann Hesse

A cosa serve il marketing?

Se il compito del marketing (a cosa serve il marketing?) è fondamentalmente trasferire e far conoscere al pubblico la mission aziendale e ogni suo prodotto, è chiaro che con una sostanziale variazione del contesto sociale vi è un forzato adeguamento del sistema che è in forte imbarazzo perché non concepito per assorbire un tale mutamento. Notiamo infatti una forte pressione per mettere in risalto in primis il prezzo del prodotto senza curare l'aspetto tecnico o qualitativo. Quello che funzionava prima sembra non essere più valido adesso e un grosso problema è rendersene conto.

L'apertura sociale, l'avvento della linea veloce nel web, la rottura spazio temporale di barriere comunicative ha messo il mondo in "bella vista", dando modo a tutti di ricavarsi spazi commerciali o conoscenze indirette, che prima erano esclusive.

Se un'azienda americana mette in commercio un prodotto innovativo, con internet si è in grado di vederlo in brevissimo tempo o addirittura di acquistarlo direttamente, cosa impensabile fino a qualche anno fa; l'utilizzo sempre più massivo di mezzi di comunicazione ha permesso a tutti di guardare il mondo con altri occhi, di fare confronti, di poter avere ancoraggi diversi su prezzi e mode.

Questo ci ha permesso di essere coscienti e di vedere che spesso proprio i grandi brand non sono così trasparenti e convenienti come crediamo.

Forse nel marketing in sé non è cambiato molto, è tutto il contesto che lo circonda che è cambiato e presenta esigenze e volontà differenti.

Un problema per chi è in mezzo a questo passaggio è la presa di coscienza e il sapersi adeguare in tempo e con risorse davvero ristrette.

Serve intuito più che soldi, serve visione dell' insieme perché nessuno è certo di dover cambiare e nessuno può garantire che è la strada giusta.

È cambiato il modo di fare pubblicità

Chi fa pubblicità adesso ha un compito molto più complesso rispetto a chi la faceva 20 anni fa, perché il mondo è una continua pubblicità tanto da renderci sempre in allerta e sempre diffidenti verso innovazioni o nuove proposte.
Siamo sostanzialmente sempre costretti a difenderci perché ogni brand, o meglio, ogni venditore sfrutta la più piccola possibilità di contatto, diretto o meno che sia, per proporci qualcosa e lo fa facendoci credere che abbiamo davanti un'occasione più unica che rara, ora, adesso, senza troppe riflessioni.
È la stessa minestra per tutti, alla fine il prodotto non è come si vende, ma è importante che si venda.
Ecco l'aspetto negativo, se si continua con la pubblicità vecchio stampo, si rischia di investire ed avere un consenso di pubblico sempre più basso, abbiamo gli anticorpi per la pubblicità tradizionale, innescando un'emmoragia economica che porta al collasso.

Cosa è cambiato nel marketing?

Marketing per le PMI

Ci rivolgiamo sempre a PMI e piccoli imprenditori che non basano il loro lavoro su investimenti pubblicitari così massivi ma, che comunque, usano il mezzo per cercare qualche piccola boccata di ossigeno.
Ora la tendenza un po' generale, è il dover far a spallate con la concorrenza per accapparrarsi un nuovo cliente e spesso ci accorgiamo che il cambio non è dovuto al pregio del nostro lavoro, ma a insolvenze economiche vecchie che li obbligano alla separazione. Un grattacapo in più perché si rischia di fornire chi poi non sarà in grado di pagare.

Ecco la necessità di fare una pubblicità sana, innovativa e di impostare un sistema di fornitura che sia molto agile e senza vincoli economici del pagherò poi.

Un contesto di fidelizzazione e di sano confronto con chi abbiamo davanti. Se il punto centrale era vendere senza preoccuparsi di chi comperava, adesso è un po' la salvaguardia di ogni passaggio a dover essere sapientemente gestita, perché il semplice fallimento di un punto di passaggio rischia di far collassare tutta la filiera.

Se il cliente non compra, il venditore non compra dal grossista che non compra dal produttore.

Il ruolo del marketing in tutto questo è un po' da interpretare, già il fatto che non sia una disciplina stabile ed assodata e che da molto spazio ad intuito ed interpretazione, lascia un po' tutti nello sgomento tanto che non ci sono negli ultimi anni figure autorevoli in grado di dare consigli o nuove soluzioni.

Il marketing sembra non bastare più, almeno in ambito tradizionale, perché il virale o strategie di cross marketing sembrano avere la meglio.

Considerazioni personali

Di fondo non siamo qui a dare soluzioni certe, ma crediamo fortemente che la cura e la massima importanza al protagonista dei mercati sia un punto di partenza davvero innovativo.

Tutti possiamo intervenire nella filiera, se da grossisti, acquistando meglio; se da produttori, curando meglio il dettaglio; se da clienti, ponderando costi/qualità/servizi, evitando di premiare con l'acquisto chi non è coerente e rispettoso del mezzo.

Iniziando a proporre con un giusto prezzo quello che proponiamo e valorizzando quello che veramente merita, possiamo iniziare a portare equilibrio nel nostro quotidiano, evitando di spendere per prodotti scadenti o di importazioni incerte.

È facile lamentare uno stato di crisi quando si importa materiale cinese e lo si vende per ottima manifattura artigianale, ma questo è stata l'inizio della fine che ci sta risucchiando piano piano in un vuoto senza fine.

Chi lavora con metodo e con prima scelta è spesso in difficoltà perché non riesce a trasmettere i suoi principi che sono alla base dei lavori e il tutto si mescola alla pochezza del quotidiano.

Diamo valore al nostro lavoro

Ecco un altro step da considerare, da una parte come cliente che inizia a dare importanza a quello che compera, ponderando un buon compromesso di qualità prezzo e dall'altro parte la trasparenza del prodotto, di propria produzione o di importazione. Premessa doverosa: non stiamo attaccando l'importazione, stiamo solo sottolineando l'importanza di essere trasparenti nell'indicare un prodotto di buona manifattura da un prodotto di larga scala fatto all'estero.

Non si deve fare il grossolano errore di pensare che lo spendere poco è vendita certa, perché spesso il cliente, e qui ognuno può fare un confronto con se stesso, vuole poter scegliere e potersi fidare della consulenza di chi ha davanti senza aver mai il dubbio di essere abbindolato.

Ad essere sinceri, infatti, è fastidioso spendere per un prodotto che si trova a prezzi inferiori da un importatore e, allo stesso tempo, è fastidioso vedere un prodotto di ottima manifattura, completamente artigianale che non ha però nessuna differenza né di garanzia né di assistenza.
È molto importante

dare valore al nostro lavoro

e nello stesso tempo riuscire a mettere in risalto le qualità del prodotto stesso.

  • È di buona manifattura?
  • È fatto solo con prodotti di qualità?
  • Perché allora, giusto per fare un esempio, non diamo una garanzia supplementare?
  • Il prezzo giustifica il prodotto ed i suoi componenti?

Sono, come già detto, solo alcune idee che abbiamo visto nel concreto essere piccole falle per il cliente finale che, giustamente, a confronto con garanzie di prodotti economici, non trova la netta giustificazione del surplus della spesa e preferisce fare un "investimento" quantitativo piuttosto che "qualitativo". Dobbiamo fare in modo che sia lui a trarre le dovute conseguenze, e rendersi conto che il nostro prodotto è semplicemente il miglior prodotto che può trovare.

Non possiamo fare un trattato tecnico scientifico in queste pagine ma, vogliamo far notare che non serve un binocolo per vedere piccoli particolari che sono parte del nostro quotidiano per capire che l'andamento economico è in parte legato al contesto generale, ma è senza dubbio legato ad un atteggiamento di ognuno di noi che predispone una maggior visione all'avere piuttosto che ad un equilibrato dare.

Siamo veri professionisti?

Abbiamo un buon prodotto?

Curiamo i dettagli?

Siamo sicuri che il nostro lavoro è fatto come se lo facessimo per noi?

Allora non ci resta che trasmettere questo messaggio e il resto sarà conseguenza!!!

Non aspettare che le cose cambino da sole.

Possiamo vederla come una ovvia conseguenza di quanto detto, solo mettendoci in prima persona, solo tornando noi stessi ad essere protagonisti possiamo sperare che il sistema cambi atteggiamento. Il marketing e gli studi che seguiranno i prossimi decenni daranno di certo spunti innovativi e di successo, ma crediamo fortemente che di fondo ci sia sempre un protagonista che deve essere onnipresente e sempre tutelato, il cliente finale e qui non c'è teoria che possa integrare o migliorare la condizione economica senza partire da questo presupposto.

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L'ultimo aggiornamento: 11/03/2018 11:23:13
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