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Spedisco/invio le mail, ma arrivano?

È una domanda che ci fanno molti clienti, "spedisco/invio le mail ma arrivano? perché la resa del mail marketing è abbastanza scadente" sono le considerazione che ci sentiamo fare spesso e le capiamo bene perché andando a fondo ci sono aspetti sottovalutati in precedenza che determinano l'insuccesso delle mail spedite.

Si hanno due tipologie di problema, quando si hanno mail che non arrivano a destinazione:

Se si parla di invio normale di posta

Il problema può essere legato al servizio acquistato e si deve capire se si tratta di un settaggio o di un servizio troppo economico che compromette l'invio della posta.
Sono tanti i problemi che possono emergere da un sistema di invio mail, dal settaggio agli ip, dai certificati agli antispam. Non sempre, ma spesso un sistema dedicato può essere la soluzione!
Se si parla di Newsletter

Il problema può essere da una parte il sistema di invio che non è adatto, dall'altra il database di utenti destinati a ricevere le mail pubblicitarie. Se il database è acquistato nulla di strano, la resa media è del 2%; se il database è aziendale, quindi costruito e fatto da persone che vogliono ricevere le mail pubblicitarie, si torni ad analizzare il sistema di invio.

Perché quindi, le mail che inviamo non arrivano a destinazione?

La provenienza degli indirizzi mail, primo aspetto da capire quando si ha il dubbio dell'efficacia del mail marketing perché se si parla di indirizzi comprati, è facile che le mail che si mandano non arrivino a destionazione, visto che non si è nemmeno certi che gli indirizzi siano attivi.

Cerchiamo di capire innanzitutto che provenienza hanno gli indirizzi mail che inviamo, perché se sono acquistati da qualche agenzia o da fonti non ben chiare abbiamo già trovato un possibile errore.

I database di mail acquistati, hanno una resa davvero misera 1%-3%, perché partiamo dal presupposto che il 99% degli indirizzi che stiamo comprando, sono ignari del business che gira alle loro spalle: non sono consapevoli di ricevere nostre mail pubblicitarie!

Da nostri test molte aziende che vendono indirizzi lo fanno alle spalle di clienti con diciture discutibili sull'accettazione della privacy in cambio di servizi o di informazioni. Capita a tutti di iscriversi in qualche sito per vedere offerte o un prodotto particolare, e non si legge, per pigrizia o comunque perché si vuole vedere il prodotto, che l'indirizzo mail potrebbe essere ceduto a terzi a scopi pubblicitari. Questo determina una vendita parallela di dati, che portano il cliente stesso a scocciarsi e cambiare indirizzo o peggio ad alzare i filtri anti spam che bloccano a monte ogni comunicazione. Dobbiamo considerare che per molti il mail marketing è un mezzo usato con molta superficialità:

  • si inviano mail senza dare la possibilità al cliente di cancellarsi,
  • si mandano mail dove la procedura di cancellazione è complessa o "comoda" cioè fatta da diversi step con l'illusione che il cliente finale desista dal cancellarsi,
  • si mandano mail con tempistiche esagerate (tutti i giorni, anche più volte al giorno) in cui anche se interessati al prodotto è impossibile non scocciarsi,
  • si mandano mail senza verificare che lo strumento di invio sia affidabile,
  • si mandano mail senza aver ben chiaro cosa si sta facendo,

ecco perché quando un cliente spedisce le mail, ha sempre il dubbio che non arrivino a desitinazione.

La verifica degli invii, più facile l'invio se conosciamo i destinatari

La verifica degli invii è più facile da fare se conosciamo parte dei dentinatari, perché a campione, cioè a caso, possiamo contattarli periodicamente per verificare che la nostra mail arrivi, ma se il database è acquistato, come possiamo farlo? Si tenga presente, poi, che un servizio professionale di invio newsletter permette di controllare l'invio, la ricezione, la consegna al server del destinatario e potenziali click all'interno del messaggio della mail.

Se curato strategicamente il mail marketing è uno strumento di lavoro molto potente e molto efficace, anche se sottovalutato da troppi utenti!

I filtri spam dei provider gratuiti

Teniamo presente un altro aspetto, se il database ha molte mail gratuite, libero, tiscali, hotmail gmail, è facile che in un invio massivo, 5/10 mila invii, sia il server stesso di ricezione a bloccare il nostro indirizzo, per cui le prime 500 passano, le altre sono spam diretto, con la possibilità che addirittura il cliente nemmeno sia consapevole dell'invio. In effetti, quando si sottoscrive un accordo per una mail gratuita, si accetta di ricevere qualche mail pubblicitaria, la cui provenienza è gestita a rigor di logica, da chi eroga il servizio. Se il provider nota movimenti strani nei suoi clienti, è normale corra ai ripari e fermi le mail indesiderate, anche perché è un invio improvviso, massivo, facile da rilevare.
Il nostro indirizzo, oggi, invia 10 mila mail a dei clienti che non ci conoscono, per forza di cose, libero(o chi per esso) ci individua se abbiamo nella lista una percentuale alta di "suoi" clienti e corre ai ripari fermandoci.

L'iscrizione diretta del cliente, il primo passo per un mail marketing di successo (una certezza in più sulla ricezione dei messaggi)

Cosa diversa sarebbe se il cliente si iscrive in autonomia alla nostra newsletter, segue la procedura standard di iscrizione, gli arriva una mail di conferma, che se è spam viene subito corretta, clicca la conferma e si registra: questi step, oltre a farci conoscere dal sistema, ci permettono di iniziare un rapporto con il cliente, che non è ignaro della futura "collaborazione" e del futuro scambio di mail, perché ha accettato e perché ha confermato il link di verifica dell'indirizzo (abbiamo quindi traccia di una sua autorizzazione scritta).

Un dato di un cliente che si è iscritto in modo autonomo, è un dato che vale 100 volte di più di un dato acquistato. Se la rendita media di un database acquistato è del 1-3 % al massimo, capiamo bene che molto lavoro è a fondo perduto, senza senso, e ci crea una serie di false speranze che possono contribuire al declino della nostra attività.
  • Non mi posso arrabbiare se il cliente non riceve le mail,
  • non mi posso arrabbiare se il cliente cancella la nostra newsletter
  • non mi posso arrabbiare se il cliente mette la nostra mail direttamente nella posta indesiderata,
perché in fin dei conti, nessuno gli ha chiesto se la riceve volentieri, anzi, la ricezione della nostra mail gli è imposta e questo non siamo certi sia così legale.

Se la legge dice che di ogni cliente dobbiamo avere una conferma scritta della sua accettazione a ricevere le mail pubblicitarie della nostra azienda, quando acquistiamo un database, chi di fornisce questo consenso? Un tacito accordo non è proprio il massimo(più che altro è un'altra cosa da qullo che dice la legge), e chi subisce questa "violenza virtuale" è l'unico a rimetterci direttamente, perché la sua privacy è violata. Quando compriamo database non siamo sempre dalla parte della ragione, anche se abbiamo fattura e anche se ci convincono del contrario.

Attenzione ai cavilli legali

Se io azienda chiedo un'iscrizione per fare un acquisto, e nella privacy che faccio accettare scrivo che potrei vendere i dati a scopo commerciale, non sono proprio nella ragione, in primis
(1) perché per la transazione non è necessario che uno accetti che i suoi dati siano venduti, quindi è un aspetto legale discutibile, poi
(2) perché non è un dato minimo per concludere, anzi, se ci opponiamo un'azienda non è che non ci vende il prodotto, aspetto quindi abbastanza fuori luogo, poi 
(3) perché comunque la legge dice che per mandare una mail devo avere il consenso del ricevente, che se compero non ho direttamente.

Sono una serie di aspetti legali poco chiari, troppo interpretabili che di certo nei prossimi anni dovranno essere rivisti, perché troppo interpretabili e troppo vaghi e gli unici a rimetterci sono i consumatori, invasi da mail e da messaggi indesiderati.

Le mail inviate non arrivano: aspetti tecnici da controllare

Quando le mail non arrivano, ci sono anche degli aspetti tecnici che dobbiamo tenere sott'occhio. Un aspetto che crea spesso problemi sono gli allegati, perché se troppo pesanti possono essere mal interpretati sia in uscita che in entrata. Ci capita di veder fare, ricevere o gestire allegati di 8/10 mega e questo se fa parte di un invio massivo, è un ingrediente di insuccesso, perché, detto in parole povere, una mail così grossa, non arriva a destinazione.

Come inviamo le mail?

outlook e programmi simili di invio ci danno un ottimo supporto se il database è medio piccolo, fino a 500 indirizzi di norma, ma facciamo attenzione ad un passaggio che non sempre è chiaro: ci stiamo appoggiando alla nostra linea telefonica, che a volte non è un'adsl, quindi se il carico in uscita non è bel coordinato, rischiamo di farla collassare, che in termini più semplici significa mandare tutto in tilt e bloccare l'invio, cosa poco grave se ci fosse la certezza di una pronta segnalazione, ma, avendo uno strumento "domestico" rischiamo di mandare 4 volte la stessa mail o non mandarla affatto.

Ecco quindi un altro punto importante sulla gestione del nostro mail marketing: lo strumento di invio.

amdweb ha creato lanewsletter.net per cercare di avere controllo sull'invio e sulle ricezione dei clienti. (info e dettagli sulla sezione newsletter qui).

Possiamo adottare una serie di strategie di controllo per vedere chi realmente riceve e apre le mail che mandiamo, creando uno spazio apposito nel sito, creando un link di richiamo, facendo scaricare delle piccole immagini al cliente che ci permettono di dire se è stata vista o meno la mail. Possiamo controllare il traffico con analytics e confrontarlo con gli invii, perché se lo sbalzo è di poche centinaia di accessi al sito, dopo un invio di 5/10 mila mail, i numeri non tornano.

Questa pagina è stata inserita nel sistema il: 29/05/2013 19:50:50
L'ultimo aggiornamento: 12/12/2017 12:44:06
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